Corrispondenza

Giuseppe Verdi a Tito I Ricordi, 17/02/1862

Data

Data
San Pietroburgo, 17 febbraio 1862

Tipologia

Lettera

Descrizione fisica

Due bifolio (25×19,5 cm) una facciata scritta. Il primo bifolio reca il testo della lettera di Verdi a Ricordi e l'indirizzo sulla quarta facciata; il secondo bifolio reca copia di altra mano della medesima. Sulla prima facciata del primo bifolio, in alto a sinistra, di altra mano: «1903/4», e a destra «784»; sulla quarta del primo bifolio, di mano della Ditta Ricordi: «17 febb° 62 / Verdi / R 27/2»; in basso, di mano recente, a matita: «Verdi I/1189». Sulla prima facciata del secondo bifolio: «Copia. L'originale è allegato al / Contratto per La Forza del destino».

Ubicazione presso il soggetto conservatore

Ubicazione
I-Mr
Collocazione
LLET000806

Indirizzo (busta)

Egr Sigr Tito Ricordi / Editore di musica / Milano / Italie

Timbri postali

С. ПЕТЕРБУРГЪ / [...] / [...]
[...] / 23 / FEB / [62]
DESENZANO A MILANO / 25 / FEB / 62
ARRIVO MILANO / 25 / FEB / 62 / 6 S

Trascrizione


Caro Tito

                                                                               Pietroburgo 17 Febbrajo 1862

     Non è cosa nuova per me, né per nissuno che la Scala..pur conservando per una strana e dannosa contraddizione una grande influenza artistico-commerciale, è diventato uno dei Teatri peggiori d'Italia; un teatro che si prevale della sua riputazione d'un tempo, per credersi in diritto di metter mano sopra i lavori nostri, di lacerarli, di massacrarli, di presentarli al Pubblico in modo sconveniente e ridicolo. Gl'Impresarj non si curano né di migliorare le masse, né della mise en scene, né se i tali Artisti, sono atti, o nò, per quella tale opera. L'arte è un vocabolo senza senso, e basta loro di poter mettere un nome, od un titolo sul cartellone che presenti possibilità di qualche guadagno. Le Direzioni lasciano fare, il Governo paga, ed il Pubblico giudica come può, fischia o rimane indifferente a danno gravissimo della riputazione d'Autore, de' suoi interessi e di quelli dell'Editore. Son dieci anni che ripeto la stessa canzone, perché già da dieci o dodici anni vedo malmenate in quel teatro quasi tutte le mie opere (perfino il Trovatore cadde quando venne eseguito per la prima volta alla Scala!!) – Nel mio passaggio da Piacenza ti dissi che avesti torto di concedere il Ballo in Maschera. Te ne accennai le ragioni, ed ora hai visto se diceva il vero, e se quell'opera poteva essere nell'insieme eseguita in maniera più meschina. Si parla di monopolio, di abuso di proprietà, e se ne parla con tanta impudenza quale non si adoperò maggiore per condannare i Ladri della proprietà altrui. Mentre gli sforzi degli Italiani sono rivolti a mettersi a livello delle grandi nazioni che garantiscono e rispettano i diritti d'Autore (il frutto dell'intelletto, la più legittima delle proprietà) sarebbe curioso che io non potessi disporre delle note mie nel modo che mi pare più conveniente! alcuni opinano che non si dovrebbe far opposizione ad un teatro sussidiato dal Governo, ed io penso invece, che appunto perché il Governo lo sussidia, si ha diritto di pretendere che li spettacoli vengano dati in modo da recar lustro e decoro all'arte. Se gl'Impresarj e le Direzioni non vogliono, o non sanno farlo, allora tocca agli Autori ed agli Editori di por freno al disordine. Ma oramai su tale argomento abbiamo speso troppe parole e basta.
     Ti scrissi che non sarebbesi data a Pietroburgo La Forza del Destino nella corrente stagione, ma nel principio della ventura. Il contratto che esiste fra me e te, cade naturalmente; in ogni modo, se a te conviene mantenerlo resti pure com'è, soltanto domando di aggiungere il seguente articolo. "L'Editore si obbliga di non concedere il nolo dell'opera La Forza del Destino in nissuno dei principali Teatri e specialmente in quello della Scala, senza l'approvazione dell'autore" –
       A giorni partirò da Pietroburgo;
       mi fermerò un poco a Parigi,
       e ci vedremo od a Torino, od
       a Piacenza- Colà combineremo
       tutto. Addio add., e come
       al solito
                                                                                                             Aff tuo
                                                                                                            G.Verdi
 

Caro Tito

Pietroburgo 17 febbrajo 1862.     Non è cosa nuova per me, né per nessuno che la Scala ,,pur conservando per una strana e dannosa contraddizione una grande influenza artistico commerciale,, è diventato uno dei peggiori Teatri d'Italia; un teatro che si prevale della sua riputazione d'un tempo, per credersi in diritto di metter mano sopra i lavori nostri, di lacerarli, di massacrarli, di presentarli al Pubblico in modo sconveniente e ridicolo.- Gl'Impresarj non si curano né di migliorare le masse, né della mise en scene, né se i tali Artisti, sono atti, o nò, per quella tale opera. L'arte è un vocabolo senza senso, e basta loro di poter mettere un nome, od un titolo sul cartellone che presenti possibilità di qualche guadagno. Le Direzioni lasciano fare, il Governo paga, ed il Pubblico giudica come può, fischia o rimane indifferente a danno gravissimo della riputazione d'Autore, de' suoi interessi e di quelli dell'Editore. Son dieci anni che ripeto la stessa canzone, perché già da dieci o dodici anni vedo malmenate in quel teatro quasi tutte le mie opere (perfino il Trovatore cadde quando venne eseguito per la prima volta alla Scala!!) – Nel mio passaggio da Piacenza ti dissi che avesti torto di concedere il Ballo in Maschera. Te ne accennai le ragioni, ed ora hai visto se diceva il vero, e se quell'opera poteva essere nell'insieme eseguita in maniera più meschina. Si parla di monopolio, di abuso di proprietà, e se ne parla con tanta impudenza quale non si adoperò maggiore per condannare i Ladri della proprietà altrui. Mentre gli sforzi degli Italiani sono rivolti a mettersi a livello delle grandi nazioni che garantiscono e rispettano i diritti d'Autore (il frutto dell'intelletto, la più legittima delle proprietà) sarebbe curioso che io non potessi disporre delle note mie nel modo che mi pare più conveniente! alcuni opinano che non si dovrebbe far opposizione ad un teatro sussidiato dal Governo, ed io penso invece, che appunto perché il Governo lo sussidia, si ha diritto di pretendere che li spettacoli vengano dati in modo da recar lustro e decoro all'arte. Se gl'Impresarj e le Direzioni non vogliono, o non sanno farlo, allora tocca agli Autori ed agli Editori di por freno al disordine. Ma oramai su tale argomento abbiamo sparse troppe parole e basta.
     Ti scrissi che non sarebbesi data a Pietroburgo La Forza del Destino nella corrente stagione, ma nel principio della ventura. Il contratto che esiste fra me e te, cade naturalmente; in ogni modo, se a te conviene mantenerlo resti pure come è, soltanto domando di aggiungere il seguente articolo,,L'Editore si obbliga di non concedere il nolo dell'opera La Forza del Destino in nissuno dei principali Teatri e specialmente in quello della Scala, senza l'approvazione dell'autore.
     A giorni partirò da Pietroburgo; mi fermerò un poco a Parigi, e ci vedremo od a Torino, od a Piacenza.
                                                                                                        Aff.mo tuo 
                                                                                                     Sott° G. Verdi

Note

Battuta all'asta presso Christie's Londra il 24 giugno 1992, lotto n. 36.

Posseduto Insv
1 fotocopia (n. 82/57)

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Giuseppe Verdi a Tito I Ricordi, 17/02/1862

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