Corrispondenza

Giuseppe Verdi a Tito I Ricordi, 04/02/1859

Data

Data
Roma, 4 febbraio 1859

Luogo di destinazione

Luogo di destinazione
Milano

Tipologia

Lettera

Descrizione fisica

Un bifolio, tre facciate scritte, con busta.
Sul recto della busta, segni di sigillo di ceralacca.

Ubicazione presso il soggetto conservatore

Ubicazione
GB-Lbm

Indirizzo (busta)

Egr Sigr Sig. Tito Ricordi / Editore di musica / Milano

Timbri postali

TORINO / 5 / FEB / 59
MILANO / 9 / 2 / [59]

Trascrizione

Caro Tito
Roma 4 Febb 1859

     Il fiasco di Boccanegra a Milano doveva essere, ed e stato. Un Boccanegra senza Boccanegra, tagliate la testa ad un uomo e poi riconoscetelo se potete! Tu ti meravigli della sconvenienza del pubblico? A me non sorprende affatto. Egli e sempre felice quando può arrivare a far scandalo! All'età di 25 anni io pure aveva delle illusioni, e credeva alla sua cortesia; un anno dopo mi cadde la benda e vidi con chi aveva a fare. – Mi fanno ridere taluni quando con una specie di rimprovero hanno l'aria di dirmi che io devo molto a questo od a quel pubblico!... È vero; alla Scala s'applaudi altra volta il Nabucco ed i Lombardi, ma sia per la musica, pei cantanti, per l'orchestra, pei cori per la mise en scène, fatto sta che tutto insieme era tale spettacolo da non disonorare chi lo applaudiva. Poco più d'un anno prima però questo stesso pubblico maltrattava l'opera di un povero giovane, ammalato, stretto dal tempo, e col cuore straziato d'un orribile sventura! Tutto questo si sapeva, ma non fu ritegno alla scortesia. Io non ho più visto da quell'epoca il Giorno di Regno, e sarà certo un'opera cattiva, pure chi sa quante altre non migliori sono state tollerate o fors'anco applaudite. Oh, se allora il pubblico, avesse, non applaudita, ma sopportata in silenzio quell'opera io non avrei parole sufficienti per ringraziarlo! ma finche ha fatto buon viso ad opere che fecero il giro del mondo, le partite sono pari. Io non intendo condannarlo, ne ammetto la severità, ne accetto i fischj, alla condizione che nulla mi si richiegga per gli applausi. Noi poveri zingari, ciarlatani, e tutto quello che volete, siamo costretti a vendere le nostre fatiche, i nostri pensieri, i nostri delirj per dell'oro = il pubblico per tre lire compera il diritto di fischiarci o di applaudirci. Nostro destino è di rassegnarci, ecco tutto! — Eppure ad onta di quanto ne possano dire amici o nemici, il Boccanegra non è inferiore a tante altre mie opere più fortunate di questa, perché per questa abbisogna forse esecuzione più finita, ed un pubblico che voglia ascoltare. Trista cosa il teatro!! Ma contro il solito e senza quasi accorgermene una lunga chiacchierata che era inutile a farsi. Te la mando però per non rifare la lettera. Addio, addio
                                                                                                                   Aff.
                                                                                                              G. Verdi
P. S. Sento tu voglia venire quì per l'opera nuova. Bada che potresti assistere ad un successo, ma più probabilmente di un fiasco; l'esecuzione sarà insufficiente ed in molti punti cattiva –
     Vedo che hai stampati i Ballabili del Trouvère. Dimmi in che modo li hai tu avuti.
                                   _____________________________                                         
L'opera andrà in scena quì non prima del 15.

Note



Posseduto Insv
Fotocopia (n. 142/14)

Media

Giuseppe Verdi a Tito I Ricordi, 04/02/1859

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