Corrispondenza

Giuseppe Verdi a Tito I Ricordi, 18/02/1865

Data

Data
Genova, 18 febbraio 1865

Luogo di destinazione

Luogo di destinazione
[Milano]

Tipologia

Lettera

Descrizione fisica

Un bifolio, quattro facciate scritte

Ubicazione presso il soggetto conservatore

Ubicazione
I-Mgallini

Trascrizione


       
                                                                                           Genova 18 Feb 1865
Carmo Tito

     Ritorno da Torino. Il Diavolo ha messo un po’ le corna nell’affare della Proprietà-artistica...
Corno 1°. Il non essermi abboccato con te. . .
/. 2°. D’essere stato costretto d’andare a St Agata.
/. 3°. Di non avere ricevuta Mercoledì una lettera arrivata qui alle 11 di sera che
        m’invitava di trovarmi a Torino alla Commissione che s’univa al mattino del
        Giovedì. Arrivai alle 2.5; troppo tardi.
/. 4°. D’aver la Camera votato Giovedì contro ogni aspettativa l’articolo 1° dell’unificazione delle leggi et.
     Ad onta però di tutte queste Corna qualche cosa è stato fatto, e qualche cosa si farà ancora. Io aveva scritto una lunga lettera a Piroli3 che venne invitato nella Commissione per esporre le mie idee (che in gran parte erano all’unisono colle tue) ed unitamente a Mancini armato delle tue note cambiarono l’art. 13, che ora dice semplicemente “Dopo la sua pubblicazione completa fatta colla stampa può essere rappresentata et. et...
     Il guajo stà sempre nell’art. 3. Parlai a lungo con Pisanelli, Baldacchini, ed altri e più tardi con Mancini. Essi non ammettono le modificazioni da noi proposte né l’articolo della legge Francese-Belga. Il Tribunale, essi dicono, de ciderà intorno alle contraffazioni et... et... domandando diritto d’autore sopra un pezzo fatto sopra un motivo si specula sulla composizione altrui. Vedendo che su questo terreno non si riusciva a nulla parlai Arte. Procurai di dimostrar loro che questi pezzi, fossero pure fatti da List, avevano poco o nissun valore in arte, e che anzi le recavan danno perché i pianisti e tutti gl’istromentisti tro veranno sempre più comodo servirsi dei motivi altrui, che crearne dei propri: con ciò viene l’Arte defraudata di tanti pezzi originali. Citai essempi nostra ni e forestieri antichi e meno antichi, e finii col dire che per parte mia sarei felicissimo che non si facessero mai variazioni, fantasie, et... et... sui motivi delle mie opere. Fecero qualche impressione queste parole e risposero che bi sognava conciliare tutte le idee e tutti gl’interessi che non bisogna urtar troppo l’opinione di tanti e tanti che non ammettono Diritto di proprietà lett[eraria] art[istica] e che io stendessi queste mie idee o sotto forma di lettera o di memo ria, e la segnassi col mio nome (cosa che mi rincresce assai né son ben disposto a farla). Infine che cercassi di rimediare senza dipartirmi troppo dallo spirito del Progetto di legge.
     Bisogna dunque trovare una frase una parola che salvi la capra e i cavoli. Non bisogna risulti che l’autore d’un motivo originale voglia speculare sopra una composizione fatta sopra un motivo suo. Cosa ne dici tu? Dimandando troppo non si otterrà nulla. Vi è però disposizione a concedere qualche cosa. Ecco tutto. È inutile fare altri passi. Più tardi potrò, volendo parlare al Mini stro, ma in quest’affare Pisanelli è tutto. Mancini sa tutto, quindi è inutile che tu gli scriva; poi, ti ripeto Pisanelli è tutto.
     Bisogna che resti il contratto del Macbet come te l’ho proposto perché Escudier non concederà di più. Nella tua lettera, dici, Francia, Spagna ed Inghilterra: No; devi dire Francia, Belgio, Inghilterra che appartengono ad Escudier.
     Rispondi prego. Addio Addio
                                                                                                            af
                                                                                                       G.Verdi

Note



Posseduto Insv
1 fotocopia (n. 27/35)

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Giuseppe Verdi a Tito I Ricordi, 18/02/1865

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