Corrispondenza

Giuseppe Piroli a Giuseppe Verdi, 19/06/1868

Data

Data
[Firenze,], 19 giugno [1868]

Luogo di destinazione

Luogo di destinazione
[Sant'Agata]

Tipologia

Lettera

Descrizione fisica

Un bifolio, due facciate e dieci righe scritte; timbro a secco della Camera dei Deputati; sotto la data, a matita, di altra mano: «1868?»

Ubicazione presso il soggetto conservatore

Ubicazione
I-PAas

Trascrizione


                                                                                                         19 giugno
     Caro Verdi!
Dall’appendice del giornale la Nazione di ieri che vi spedisco, vedrete che il Broglio non rinunciò al progetto di ricondurre la musica all’età dell’oro. Se il ministro, ed i suoi collaboratori, fossero da tanto da potere formare dei grandi compositori l’Italia dovrebbe incominciare a sperar bene delle sue sorti perché, chi sa che non trovino anche l’arte di fabbricare amministratori, finanzieri e generali di genio che valessero a sollevarla dalle basse con dizioni in cui è sommersa. Ma forse si arresterebbero nel cammino, poiché, tra gli altri guai nostri, abbiamo a deplorare la fatuità e vanità nostra che ci fa presumere di essere nati già atti a tutto; per cui avviene bene spesso che “ogni ce che parteggiando viene” lo si fa colla stessa indifferenza ministro di finanze o dei lavori pubblici, o dell’interno. Ma di ciò basti. Leggerete nella Nazione il solito ritornello della decadenza; a questo proposito, e in conferma di quanto mi scrivavate ultimamente, ho testé voluto rileggere il Botta, nella sua Storia d’Italia, dove parla di Paisiello e di Cimarosa . Quando il Botta scriveva era già padrone del campo il Rossini (a cui il Botta era avverso tanto da scrivere che non aveva mai potuto assistere fino alla fine alle rappresentazioni del Barbiere e del Mosè); or bene con aperta allusione alla nuova musica del Pesarese, la accusava di non saper fare che quello che fanno i venti nelle caverne cioè del fracasso, e di ridurre, per mancanza della divina favilla, la musica ad un arte meccanica, e giù di questo tenore tiene un linguaggio che oggi si ripete, e ripete e ripete ancora su tutti i metri, senza che per questo la b questione abbia fatto un passo di più, lo che, a me profano, fa credere che per lo meno la pro questione è spostata... Ma io metto il piede in una strada che non conosco, e per non dire delle bestialità mi fermo subito. Così potessi esservi vicino che farei parlar voi, e vi starei ad ascoltare; ma spero che in questo settembre ci vedremo. Io ho proprio bisogno di riposare qualche giorno; debbo confessarvi che tra i lavori del Consiglio, quello delle Commissioni parlamentari et extra, ed altri Uffici pubblici che la qualità di Consigliere mi ha tirato addosso mi trovo sotto il peso di un lavoro con tinuo, diverso e concitato che mi percuote i nervi fieramente, e agisce sul morale mio da rendermi a quando a quando irritabilissimo, e qualche volta intollerabilissimo. Guarirò, spero, ma mi ci vuole riposo; per ora non mi è dato di prendermene un ora, ma più avanti lo avrò, né certo potrò averlo per qualche giorno più tranquillo e caro come presso di voi. Salutatemi la S.ra Peppina e conservatemi la vostra amicizia. Vos. aff. Piroli

Note

Cronologia stabilita dall'edizione critica (v. sotto)

Posseduto Insv


Bibliografia
Carteggio Verdi-Piroli, a cura di Giuseppe Martini, Ed. nazionale dei carteggi e dei documenti verdiani, Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, 2017, I, n. 150, p. 182

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Giuseppe Piroli a Giuseppe Verdi, 19/06/1868

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