Corrispondenza
Giuseppe Piroli a Giuseppe Verdi, 30/03/1866
Data
- Data
- [Firenze,] 30 marzo [1866]
Luogo di destinazione
- Luogo di destinazione
- [Sant'Agata]
Tipologia
- Lettera
Descrizione fisica
- Due bifolii, cinque facciate scritte; sotto la data, a matita, di altra mano: «1866»
Ubicazione presso il soggetto conservatore
- Ubicazione
- I-PAas
Trascrizione
30 marzo
C. Verdi!
Pare proprio che siamo alla guerra: e sotto molti aspetti ci sarebbe da augurarci che guerra ci sia e pronta, poiché sol tanto la guerra ci può togliere da questo stato che non è pace e non è guerra e ci ha già per buona parte rovinati. Non di meno per l’Italia la posizione è molto critica. Gli interessi nostri ci portano naturalmente a non guardare che a combattere l’Austria, la quale è tratta ad una guerra di resistenza contro la Prussia e nella quale avrà se non gli aiuti certo le simpatie dell’Inghilterra e forse della Francia, se pure questa non è d’accordo colla Prussia per conquistare le frontiere del Reno, cioè ci consigliano a prendere causa per chi ha meno ragione; ma in politica questi sono scrupoli e però non mi ci fermo sopra. Quello che mi preocupa più di tutto è la paura che impegnata la guerra che pare imminente tra la Prussia e l’Austria e tratti noi nel ballo succeda nel più grosso qualche cosa che somigli a Villafranca 4, e ci lasci soli con tutto il peso della responsa bilità in cui saremo entrati cogli armamenti e le grosse spese che ci avranno recate. Non dubito della bravura delle truppe e dei generali nostri, ho anzi fede che combattendo da soli la vittoria ci collocherà definitivamente nel grado che ci compete e che avremo allora che non si darà più esclusivamente all’aiuto delle azioni francesi la costituzione del nostro Regno, ma anche a parte le eventualità della guerra mi tiene molto in pensiero il pericolo che a guerra terminata non ci troviamo in quelle condizioni stesse in cui siamo oggi più il peso dei nuovi aggravi – Basta può essere che tutto svanisca e che i tedeschi non vengano alle mani, ma le notizie d’oggi sono gravi assai. – Sono a Parma per due giorni: domani serà tornero a Firenze.
Pel Consorzio nazionale v’è ora un momento di pausa perché si aspetta che il Comitato centrale dica una volta come intende erogare le somme che si raccolgono, e che per verità restano fin qui in limiti molto lontani dal quel minimo che potrebbe renderle efficaci a prò del credito nostro: la decisione non si farà attendere molto. Avrete letto le determinazioni prese dalla Unione dei banchieri raccolti in Firenze: il loro concetto è il solo, a mio parere, che può riuscire, e fruttare qualche utilità diretta allo Stato e al credito tanto depresso per le cagioni generali del mercato, e le speciali delle finanze Italiane. Vi scriverò quanto prima. In tanto gli Onorevoli mangiano l’uovo pasquale fino al 16 aprile. Nella seduta di sabbato passato, alle sei e mezzo, erano nella Camera una ventina di deputati, e disposero, annuente il presidente Mari, nel bel modo che avrete letto decretando una proroga che è vergognosa, e chi non sa come le cose vadano ne getta la responsabilità al solito, addosso al Ministero. Con Lunedì incomincerete a ricevere il Nazionale regolarmente; vi prego a disporre della somma che tengo a vostra disposizione se pure non la riceve rete domenica per mezzo di qualche nostro amico di Busseto che domani mi propongo di cercare in Parma. Addio e di cuore vos. aff. Piroli
Note
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Posseduto Insv
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Bibliografia
Carteggio Verdi-Piroli, a cura di Giuseppe Martini, Ed. nazionale dei carteggi e dei documenti verdiani, Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, 2017, I, n. 106, pp. 132-133