Corrispondenza
Emidio Lambertini a Giuseppe Verdi, 08/09/1874
Data
- Data
- Bologna, 8 settembre 1874
Tipologia
- Lettera
Descrizione fisica
- Un bifolio, quattro facciate scritte
Ubicazione presso il soggetto conservatore
- Ubicazione
- I-PAas
Trascrizione
Illustrissimo Maestro Verdi
Bologna 8 sett.e 1874
Le polemiche suscitate in questi giorni per diffendere o condannare la mia idea di rappresentare la vostra Messa Funebre senza orchestra, le pratiche della casa Ricordi per impedirne la esecuzione, la vostra stessa lettera diretta al Ricordi medesimo più l’ingerenza presasi dal Governo per attraversarmi ogni via ad attuare il mio concetto, mi obbligano a rivolgermi a Voi, Illustre Maestro, per farvi conoscere il vero stato delle cose. Domandato da me al Sig. Ricordi il nolo complessivo dell’Aida e della Messa Funebre, mi venne richiesta la somma di £. 16000, somma impossibile pel nostro Comunale che ha una dote assai limitata. Da ciò la rinunzia per parte mia ad un componimento che io trovava impossibile, tanto più che mi sarebbero stati imposti gli Artisti, i quali, quantunque stimabilissimi, non avrei potuto pagare a seconda delle loro pretese.
D’altronde le premure fattemi da molte distintissime persone di udire il vostro ultimo lavoro, mi fecero nascere l’idea (avvalorata dall’Art.° 13 della Legge sulla Pro prietà Letteraria) di dare la Messa funebre con 60 coristi, con quattro eccellenti (se non celebri) solisti, con altrettanti ottimi pianisti e con un direttore di vaglia. – A ciò fare mi munii dei relativi permessi del Municipio e della Questura, come risulta dalla copia conforme dei documenti che qui vi trascrivo.
Dopo ciò scritturai i solisti, i pianisti, i coristi e il direttore, e pubblicai un preav viso. Fu in quei giorni che l’Editore Ricordi mandò una formale protesta per impedire l’attuazione del mio progetto.
Mentre io avrei potuto seguitare per la mia via, senza curarmi delle minaccie del Ricordi, scrissi invece al medesimo, proponendogli di dare la messa con 100 coristi, con 80 professori d’orchestra e con un direttore di sua soddisfazione, lasciando che io mi valessi del quartetto vocale da me già scritturato – Alla quale proposta il Ricordi rispondeva che non essendo possibile trovare artisti di primissimo ordine degni di cantare la vostra messa, conferma la primiera protesta. Dopo ciò, che mi rimaneva a fare? retrocedere forse? non era più in mio potere, a meno che avessi voluto rinunziare alle non poche spese già sostenute, e seguitai le prove.
Quando le cose erano già mature, ecco piombarmi adosso un veto Governativo, non intento a sostenere che l’art°. 13 era in mio favore, ma basato sulla possibilità di pubblici disordini che il Governo stesso doveva antivedere e prevenire, e più su altre ragioni che rileverete dalla copia del documento quì trascritto.
Quanto questa preveggenza fosse logica, lascio a Voi, Illustre Maestro, decidere, non essendo mio compito il dimostrarvelo.
Ciò che mi preme di farvi conoscere si è che se come impresario mi è lecito di tentare una speculazione, questa volle intraprendere, ma non coll’idea di profanare il vostro lavoro.
Il suffragio ottenuto dalle persone competenti invitate alle ultime due prove, mi hanno talmente lusingato nel mio amor proprio, che ardisco d’invitarvi a venire in Bologna per conoscere veramente se l’esecuzione da me stabilita e coordinata possa proprio chiamarsi sacrilegio, profanazione e adulterio.
Non vi propongo di destinare persona a ciò perché la malignità degli uomini non ha confine, e voi non potreste avere che informazioni uniformi a vostri interessi.
Dal canto mio posso dirvi che restereste maravigliato della esecuzione corale e dei solisti come della esecuzione complessiva. Sentireste quattro buoni artisti, delle voci intonatissime e che per nulla si sono spaventati delle difficoltà musicali seminate nella vostra partitura.
Maestro, venite: venite col vostro editore, e sarò lieto di sottoporre al Vostro giudizio gli artisti stessi da me scritturati.
Toccato che avreste con mano che io non ho voluto prestarmi ad una profana zione del vostro lavoro, non sarà difficile di venire ad un componimento onorevole, per entrambi, col quale verrebbero evitate le polemiche, rese necessarie dal mio leso interesse, senza di cui non posso recedere dal mio proposito, perché già sono troppe le spese da me incontrate per sostener appunto decoramente la rappresentazione del Vostro lavoro, e delle quali (se non potrò rimborsarvi a Bologna) dovrò pure cercare un risarcimento altrove.
Ancora una volta, venite, e conoscerete che per la venerazione che porto al vostro nome e alla vostra gloria artistica, non sono io che possa essere accusato di profanatore della vostra Messa.
Con tutta la considerazione, e nella speranza che vi degnerete di darmi un relati vo riscontro mi protesto
Di Voi Illustre
Maestro Devotissimo
Note
- –
Posseduto Insv
1 fotocopia (n. 127/46)
Bibliografia
Carteggio Verdi-Piroli, a cura di Giuseppe Martini, Ed. nazionale dei carteggi e dei documenti verdiani, Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, 2017, I, pp. 402, n. 4
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Emidio Lambertini a Giuseppe Verdi, 08/09/1874
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