Corrispondenza

Giuseppe Piroli a Giuseppe Verdi, 26/10/1871

Data

Data
[Firenze,] 26 ottobre [1871]

Luogo di destinazione

Luogo di destinazione
[Sant'Agata]

Tipologia

Lettera

Ubicazione presso il soggetto conservatore

Ubicazione
I-PAas

Trascrizione


                                                                                                              26 ottre
Carissimo Verdi!

La vostra lettera era chiarissima, e mi duole di non avervi chiaramente espo sto il mio parere che è non dovere la S. Stolz temere nulla da parte dei fratelli per gli acquisti ed i risparmi da essa fatti coll’arte sua. Tra fratelli la comunione non si presume che rispetto a beni ereditati e rimasti indivisi; ignoro sotto quale legislazione siansi verificati i casi del Fraschini e del Roppa , e forse credevo che circostanze particolari stessero a dimostrare che i fratelli vivevano in comune e mettevano in comune anche i profitti delle rispettive arti o professioni; se no non saprei spiegarmi con quale fondamento si preten desse dai fratelli loro partecipare ai guadagni di quei virtuosi. Presso noi la sola eccezione si fa riguardo ai coltivatori delle terre, quando tutti lavorano e fanno acquisti che non possono presumersi pagati che col frutto del lavoro comune. – Del resto se la Stolz fece le divisioni coi fratelli ogni dubbio sarebbe tolto, e potrebbe riposare tranquillissima. Aspettiamo che vi risponda, come io aspetto risposta per essere sicuro del diritto vigente in Boemia.
Il Plinio l’ho pagato sette lire; vedrete che è una lettura interessantissima perché fa conoscere la vita di quei tempi. Troverete poi noioso assai il leggere che Cornelio Tacito era gran scrittore autorevolissimo, e stava scrivendo le sue Storie; ed il Plinio (lodatore di se stesso fino alla sazietà) ambiva di essere registrato da Tacito nella sua narrazione a per potere passare alla posterità lodato da tanto uomo
     Vi ringrazi delle affettuose vostre parole riguardo il traslocamento a Roma; mi conforta il pensare che l’amicizia nostra resterà sempre viva egualmente, e spero che farete capitale in qualunque occorrenza; e ove abbi sognaste non abbiate alcun ritegno a scrivermi venite a S. Agata o Genova. Lo avrei per la maggior prova di confidente amicizia che potessi desiderare; intanto e a buon conto vi ricordo la promessa fattami per Milano.
     Addio caro Verdi, salutate la S. Peppina e il buon Corticelli e abbiate mi con tutto l’affeto
                                                                                                    vos. a. Piroli

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Giuseppe Piroli a Giuseppe Verdi, 26/10/1871

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