Corrispondenza

Salvadore Cammarano a Vincenzo Flauto, 04/10/1849

Data

Data
[Napoli,], 4 ottobre 1849

Luogo di destinazione

Luogo di destinazione
[Napoli]

Tipologia

Minuta di lettera

Descrizione fisica

Tre fogli, due mezze facciate scritte del foglio 2. Il resto del fascicolo («Lettere di Cammarano Salvatore a varie persone») è occupato dalle lettere di Cammarano a Flauto dell'1, 7 e 11 settembre e 14 ottobre 1849.

Ubicazione presso il soggetto conservatore

Ubicazione
I-npl
Collocazione
Ms. B. XIV, 61

Trascrizione


                                                                                                4. Ottobre - 1849
Pregiatiss.mo D. Vincenzo, (Flaùto)

     M’è d’uopo aprirvi tutto intero l’animo mio: sarò men prolisso che mi sarà possibile. – Privo dopo il 15. fatale di qualche privata lezione, non mi è rimasto altra risorsa che il teatro, e l’appuntamento che da esso mi viene, per quanto io sia economo, basta appena ai più stretti bisogni della mia numerosa famiglia, ed all’educazione di sei figli. Una volta poteva contare su mio padre (almeno per l’impronto di qualche somma) ma trapassata una mia sorella, ha rimasto sette figli d’aggravio al povero vecchio, e sarebbe una crudeltà il fargli solamente sapere le mie angustie, non essendo egli al caso di sovvenirmi. Intanto io son pagato per contratto posticipatamente, potrò attendere otto, quindici, venti giorni, la fine d’un altro mese, ma oltrepassato questo termine per me tutto va in rovina: oggi son costretto a pegnorare, do mani a vendere, un giorno a pregare, un altro ad arrossire e peggio. In questo stato mi trovai dal primo al diciannove dello scorso settembre, ed in tanta oppressione di animo, vedendo scorrere il tempo che voleva e non poteva porre a profitto la febbre della mente degenerò in febbre del corpo, né mi fu dato chiarirvi allora questi dettagli, perché sarebbe sembrato che io dicessi: pagate o non scrivo. Linguaggio non nuovo in bocca ad artisti teatrali, ma che non sarà mai il mio.
     La mia salute va meglio: non mi è rimasto che un residuo di febbre alla sera. Ieri fui alla prova di Otello: ho ripreso il lavoro di Mercadante, e l’ultimo martedì gli mandai un terzetto ch’è finale dell’atto primo. Vi avrei rimesso la poesia di questo primo atto, ma per la sollecitudine di parte di essa non mi è rimasto copia; l’ho rimandata al maestro e subito che l’avrò sarà mia premura di mandarvi tutto quel ch’è fatto.
     Dopo il detto di sopra non aggiungo parola: non domando Settembre, ma senza Agosto son di bel nuovo alla tortura. – Finisco col raccomandarmi a voi, e ripetermi col dovuto ossequio
                                                                                                Amico e ser. vostro

Note



Posseduto Insv


Bibliografia
Carteggio Verdi-Cammarano, a cura di C. M. Mossa, Edizione nazionale dei carteggi e dei documenti verdiani, Parma, Istituto nazionale di studi verdiani, 2021, app. 15.1, p. 450